News di Mediazione Umanistica

Mediation: Dynamics in building relationships

 

 

 

Si è svolta a Como una interessante iniziativa sulla Mediazione

Essere mediatori dell'Anima. Dialogo con Jacqueline Morineau

 

Di Francesca Panarello, tratto da Yod Magazine.

 

Conversazione svolta in occasione della conferenza “Essere mediatori dell’ anima. La mediazione umanistica risorsa di cambiamento e pace sociale” Messina, lunedì 12 maggio 2014

Jacqueline Morineau

Articolo di Tiziana Roppoli, tratto da Enciclopedia delle Donne

 

Jacqueline Morineau

Dax (Aquitania, Francia) 1934 - vivente

 

Dopo gli studi in Archeologia Classica si specializza in Numismatica Greca, divenendo ricercatrice al British Museum di Londra. Dalla sua conoscenza del mondo antico deriva gli strumenti essenziali per sviluppare un progetto di intervento “sociale” originale, fondato sulla mediazione e la formazione del mediatore. Jacqueline ha fondato (1984) e dirige a Parigi, il CMFM – Centre de Médiation et de Formation à la Médiation, che riceve l’incarico (1984) di attuare il primo esperimento di mediazione penale per la procura del tribunale di Parigi. Il CMFM ha effettuato ad oggi, oltre 7000 mediazioni nei campi: penale, sociale, familiare, scolastico.

Morineau ha progettato e realizzato, con il Patrocinio dell’UNESCO, un’esperienza pilota, condotta in scuole francesi. Ha creato un programma di Mediazione per i Giovani Europei al Consiglio d’Europa e un’Associazione Europea dei Giovani Mediatori. È incaricata di un progetto di Mediazione per la Pace nei Balcani. 
Gli obiettivi del CMFN di Morineau, sono due: sviluppare nell’individuo lo “spirito della mediazione,” ovvero, quel “saper fare” e quel “saper essere” nel quotidiano per poter vivere meglio insieme, nel rispetto delle differenze di ognuno; integrare la pratica della mediazione per poter divenire mediatore e offrire questa esperienza a tutti quelli che ne hanno bisogno.
Essere mediatore per Morineau è divenire un “artigiano della pace”, non eccezionalmente, ma quotidianamente, in ogni situazione.
Il metodo umanistico di J. Morineau pone al centro di tutto la persona e i suoi valori più profondi, quelli che vengono raggiunti e feriti dal conflitto ed opera affinché emergano e vengano conosciuti e ri-conosciuti anche dall’altro confliggente.
«La mediazione accoglie il disordine. È un momento, un luogo, in cui è possibile esprimere le nostre differenze e riconoscere quelle degli altri. È un incontro nel quale si scopre che i nostri conflitti non sono necessariamente distruttivi, ma possono essere anche generatori di un nuovo rapporto.»
Per Morineau la mediazione segue il percorso della drammatizzazione greca: theoria(esposizione del vissuto, essere ascoltato senza essere giudicato), krisis (secondo passo verso la verità in cui si manifesta la vergogna e la fragilità dell’essere umano) e katarsis (incontro e riconciliazione). «I greci avevano avuto la bella idea di drammatizzare le situazioni e di metterle in scena come strumento di vita. La mediazione è la stessa cosa. La mediazione accoglie il dramma e conduce la sofferenza verso un altro livello. La guarigione può avvenire solo attraverso la cura dell’anima. Se non si raggiunge la dimensione più elevata è molto difficile trovare la pace». 
Nella tragedia greca, il ruolo del mediatore è assunto da due parti: il pubblico, che apprende dalla scena, e il coro, che accompagna, sollecita, interroga gli attori. Queste sono precisamente le funzioni che Morineau attribuisce al mediatore contemporaneo, il quale deve sviluppare i propri strumenti e le proprie funzioni: lo specchio, che riceve e riflette le emozioni; il silenzio, che crea uno spazio vuoto per accoglierle; l’umiltà, che è per Morineau assenza di giudizio e volontà deliberata del mediatore di non fare nulla, per lasciare alle parti la capacità di essere; l’interrogare, che obbliga le parti a confrontarsi con le proprie ambiguità.
Il parallelo che Morineau traccia tra la tragedia greca e la mediazione si rivela pertinente: l’azione tragica sulla scena tratta questioni d’amore, odio, onore, tradimento, ma anche la necessità che vengano riconosciuti i danni e le colpe. Queste stesse dimensioni si ritrovano nell’esercizio della mediazione, comparabile inoltre, per certi aspetti, ai rituali sacrificali delle società tradizionali.
Se la vittima sacrificale esterna al conflitto veniva scelta per ricevere la violenza degli antagonisti, allo stesso modo, nella mediazione, il mediatore riceve ciò che viene espresso e se ne fa specchio. L’esito del rituale, però, differisce nella mediazione: mentre la vittima è sacrificata per purificare il male, il mediatore, attraverso le sue domande, sollecita un processo di evoluzione. In questo modo le parti in conflitto espellono la violenza senza lasciare vittime. 
La mediazione umanistica di J. Morineau, rappresenta un progetto sociale per la promozione di una cultura della pace nel mondo.